Riccardo Alì psicologo a Pisa

Il diritto di essere se stessi


Ogni persona ha il diritto di percorrere il proprio itinerario di vita nella pienezza delle sue possibilità.

Ostacoli, difficoltà, senso di disorientamento. Sono situazioni normali nell’esperienza di chiunque, fanno parte della nostra vita e sono spesso vissute come impedimenti nel nostro tentativo di realizzare noi stessi sia dal punto di vista personale, relazionale o professionale. In verità possono essere letti da un’altra angolazione. Come sintomi, segnali di una situazione che va osservata e soprattutto compresa, perchè è solo attraverso la consapevolezza che è possibile ritrovare quel senso di pienezza e solidità personale che sta alla base del proprio benessere.

La consulenza psicologica serve a restituire gli strumenti, le strategie più adatte a noi stessi per permettere a chi avesse momentaneamente smarrito l’orientamento di affrontare al meglio questo viaggio.

Richiedere la consulenza dello psicologo significa prendersi cura di sé, dandosi tempo ed ascolto, perchè è a partire dalle proprie potenzialità inespresse che si possono riconoscere i momenti di “crisi”, così da affrontarli come momenti di passaggio da una condizione insoddisfacente, dolorosa, ad una di maggiore equilibrio, di consapevolezza, di pacificazione interiore con la propria esistenza.

Essere se stessi è un diritto: accettare con sano realismo di avere limiti e risorse è la strada maestra per giungere a quella serenità interiore che permette di vivere in armonia con noi stessi e con gli altri.

Il teatro dell’anima

Uno degli strumenti più potenti per affrontare il proprio senso di malessere psicologico consiste nel mettere in scena quello che più ci turba profondamente: riconoscere uno spazio (“il teatro”) all’interno del quale assegnare un ruolo (“i personaggi”) alle varie istanze che disturbano il proprio benessere. Questo permette all'”anima” di liberarsi dai condizionamenti che la tengono schiacciata a terra e volare finalmente leggera verso la piena armonia con il mondo interno e con quello esterno.

Rappresentare sul “palco dell’esistenza” i propri conflitti interiori li fa emergere dal buio nel quale si trovano imprigionati e libera quelle energie positive che permettono di rielaborarli in una nuova sintesi vitale che apre alla speranza di un cambiamento profondo e duraturo.

Gli “attori” al termine della rappresentazione psicodrammatica escono cambiati rispetto all’inizio e si riappropriano di quelle parti di sé inizialmente disgregate ed in contrasto tra loro per giungere a ricomporle in una nuova ed inaspettata armonia interiore finalmente pacificata anche con il mondo esterno.